Addio a Cesare Maestri, il «ragno delle Dolomiti»

Cesare Maestri (Trento, 2 ottobre 1929 – Madonna di Campiglio, 19 gennaio 2021)
“Non esistono montagne impossibili. Esistono solo uomini che non sono capaci di salirle.”
“L’alpinista più bravo è quello che diventa vecchio.”
(Cesare Maestri)

CIAO CESARE Per tutta la vita l’hanno incolpato di avere ridotto la montagna a un teatro, lui che veniva da una famiglia di attori, e di non aver preso abbastanza sul serio l’Etica inviolabile dell’alpinismo. Quando ha detto di avere salito il Cerro Torre l’hanno tacciato di spergiuro, e quando c’è tornato con il compressore è stato condannato per abuso tecnologico e recitazione. Cesare Maestri, morto oggi alla tenera età di 91 anni, era un uomo senza mezze misure, adorato e discusso, amato, invidiato e condannato. Come gli attori, appunto: i grandi attori della vita. A me piaceva così, perché era uno scalatore eccezionale ma parlava con tutti, anche con i “normali”, e si mostrava fragile e dubbioso in un ambiente pieno di superuomini. Mi è sempre stato simpatico, e io a lui, perché in fondo sapevamo tutti e due che scalare le montagne è solo una recita, nobile come ogni cosa inutile. (Enrico Camanni)

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Ultimi ghiacci, clima e ghiacciai delle Alpi Marittime • Luca Mercalli

Nell’ambito della rassegna cuneese di “scrittorincittà” il 14 novembre 2020 Luca Mercalli ha presentato il libro in uscita nei prossimi giorni (Ultimi ghiacci, clima e ghiacciai delle Alpi Marittime scritto con Daniele Cat Berro) che ripercorre la storia climatica di queste montagne per capire in che modo i mutamenti le stanno influenzando.

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Buon compleanno 23 ottobre 1863 – 23 ottobre 2020

Il 23 ottobre 1863 nel Castello del Valentino di Torino, quaranta soci riuniti in assemblea fondavano il Club Alpino Italiano, un’associazione nazionale che – come si legge nell’articolo 1 del suo statuto -“ha per iscopo l’#alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle #montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro #ambiente naturale”.

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Ferrata della Rucèia

  • Località di partenza: Condove (TO – Valle di Susa) – area attrezzata del parco del Gravio.
  • Quota di partenza: 376 m
  • Dislivello: 140 m
  • Tempo di percorrenza: 1 h 15′ (la ferrata) h. 0,15′ (il ritorno)
  • Difficoltà: AD (abbastanza difficile)

Breve via ferrata nella media Valle Susa, dedicata a due celebri condovesi del mondo dell’arrampicata: Gian Carlo Grassi, scomparso il I aprile 1991 e  Diego Cordola, che perse la vita il 10 aprile 1994 insieme a due compagni di cordata in un incidente sulla Grande Hoche. L’esposizione a Sud, ne permette l’accessibilità durante tutto l’anno, salvo in caso di abbondanti nevicate.

Accesso: Si procede sulla SS 25 Torino-Susa fino all’abitato di Condove, che si supera seguendo le indicazioni “area attrezzata”. Si attraversa il ponte sul torrente Gravio per posteggiare a destra, in prossimità del Parco Avventura Gravio (domenica a pagamento).

Si costeggia a sinistra la recinzione dell’area attrezzata giungendo in 10 minuti all’attacco della via ferrata. E’ costituita da 4 blocchi di gneiss granitoide di colore rossastro, di cui il primo più impegnativo, risale una parete verticale, portandosi leggermente a sinistra, sfruttando alcune staffe ancorate alla roccia, supera un breve strapiombo e si porta su una placca inclinata.

Mediante un breve tratto di sentiero si raccorda alla successiva placca.

Si risale una parete verticale che in breve arriva ad un terrazzino, oltrepassa un tratto in diagonale verso sinistra, con l’ausilio di un’abbondante staffatura e raggiungere un altro sentiero di raccordo che porta al terzo settore. Si rimonta una parete verticale su masso, quindi un traverso a sinistra, che ci porta su una cengia ai piedi di Perabrun-a, dove sono presenti alcune vie di arrampicata di varia difficoltà (fino al settimo grado) e dove la ferrata si chiude risalendo sulla parete di sinistra la linea di due piccoli diedri e una placca verticale che conduce alla cima.

Buona panoramica sulla media Valle Susa. Il ritorno all’area attrezzata può seguire due diversi itinerari con sentiero ben segnato nel bosco:  a sinistra (verso di salita) si può scendere in 20 minuti per il sentiero “’i puisiat” e a destra (leggermente più breve: 15 minuti) per il sentiero “’i bassin”. Entrambi riportano al parcheggio situato nei pressi dell’area del Gravio.

Il 1° aprile del 1991 il mondo dell’alpinismo perdeva il fortissimo Gian Carlo Grassi. Esponente di spicco della scuola piemontese e del “Nuovo Mattino”, era nato nel 1946 a Condove ed era Guida Alpina. Da non sottovalutare, accanto alla professione di guida alpina, espressa ai massimi livelli, l’intensa attività di scrittore di montagna con articoli per le riviste specifiche sui vari temi della montagna, guide e monografie alpinistiche, volumi….

Gian Carlo Grassi

Grassi è stato uno dei massimi protagonisti dell’alpinismo moderno italiano ed europeo; più di ottocento vie aperte sulle strutture rocciose di fondovalle, più di trecento in alta montagna (cinquanta prime ascensioni solo nel gruppo del Monte Bianco), novecento cascate di ghiaccio che andava a cercare nei colouir più improbabili, sulle cascate più effimere, nelle Alpi e in tutto il mondo.  Una impresa su tutte: L’Ypercolouir alle Grandes Jorasses, aperta con Gianni Comino nel 1978.

A quarantaquattro anni, ancora nel pieno della sua attività alpinistica, Grassi perde la vita dopo aver salito una cascata di ghiaccio sul Monte Bove, nei Monti Sibillini, per il distacco di una cornice di neve.

 

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Mongioia (Bric de Rubren) [m. 3340] da S. Anna di Bellino

  • Località di partenza: S. Anna di Bellino (CN)
  • Quota di partenza: 1852 m
  • Dislivello: 1530 m
  • Tempo di percorrenza. 7ho0′ a/r
  • Difficoltà: EE – F+

Accesso: Da Costigliole Saluzzo si risale la Valle Varaita fino all’abitato di Casteldelfino. A monte del paese, nei pressi del Museo en plein air di arte sacra “Santi del popolo”, si prende a sinistra la deviazione per Bellino. Si lasciano alle spalle alcune graziose borgate (Chiesa, Pleynè, Celle) raggiungendo dopo qualche chilometro Chiazale (1710 m). Si prosegue ancora per circa due chilometri per arrivare all’ultima borgata della valle, Sant’Anna di Bellino. Si posa l’auto nel parcheggio presso la Chiesa.

Ci si innalza sulla sterrata per raggiungere a  q. 1852 m il bivio nei pressi dell’ultimo posteggio a monte di Sant’Anna di Bellino, dove si ignora a sinistra la carrareccia per il Piano di Traversagn e si imbocca la stradina sterrata (segnavia U26) che sale in direzione nord-ovest, inizialmente abbastanza ripida, poi con pendenza più lieve.
Si passano le Grange di Prato Rui, poco oltre le quali la sterrata stacca a destra la mulattiera per il Bivacco Boerio e la ferrata di Rocca Senghi. Lasciata dunque la carrareccia che continua verso il Pian Ceiol, il Colle dell’Autaret ed il Colle di Bellino (segnavia U27), si sale lungo la mulattiera fino alle vicine Grange Cruset (2014 m, 0,30 ore).

Raggiunte le ultime case, si lascia a destra il sentiero per la Via Ferrata di Rocca Senghi, per seguire l’ampia traccia a sinistra che prosegue in costa e si addentra nel Vallone Varaita di Rui, seguendo la sponda sinistra orografica del Torrente. Nei pressi di una baita isolata, lo si attraversa su un solido ponte, per proseguire con ripidi tornanti e superare una balza pascoliva per raggiungere le Grange Rui (1,15 ore).
Il sentiero tende a spianare, prosegue a mezzacosta e dopo aver guadato il corso d’acqua che scende dal Vallone Baisa del Colle, raggiunge altre grange, per entrare poi nell’allungato ripiano pascolivo, non lontano dal Torrente Varaita di Rui che scorre a destra. Lasciate a monte del sentiero le Grange del Chiot, la traccia passa a sinistra delle Grange Fons di Rui (2463 m, 2 ore).
A quota 1500 m si trascura a destra il bivio per il Passo di Fiutrusa (segnavia U26) e ci si tiene a sinistra sul sentiero per il Lago di Mongioia e il Bivacco Boerio (segnavia U67). Dopo un traverso che taglia anche un breve tratto eroso dalle acque di ruscellamento, si inizia una ripida salita a tornanti su una balza erbosa, costeggiando una bella cascata, per raggiungere e superare un ripido ma breve canalino. Il sentiero attraversa quindi i magri prati del Pian Gaveot, con andamento pianeggiante, lascia a destra una traccia ancora per il Passo di Fiutrusa e poco dopo riprende ad innalzarsi con notevole pendenza. Lasciata a destra una piccola piana con una pozza d’acqua, si continua con una lunga salita. Un traverso in diagonale alle pendici del Monte Giuep porta infine a superare i due salti rocciosi che adducono all’ampia e poco marcata depressione del Passo di Mongioia. Poco oltre, sempre sulla displuviale, si trova il Bivacco Boerio, singolare costruzione a pianta ottagonale inaugurato nel 1992 e dedicato a Franco Boerio, alpinista e membro del soccorso alpino locale  (3089 m, 3,50 ore dalle Grange Fons di Rui).

Poche decine di metri a valle del bivacco si trova il Lago Mongioia (3084 m), specchio d’acqua più elevato delle Alpi Cozie.

Dal bivacco,  si scende in direzione ovest per portarsi sull’evidente dorsale sud del Mongioia. Da qui si diparte la frequentata traccia segnalato con ometti di pietra che prende rapidamente quota alla base di una fascia rocciosa. Si perviene quindi ad una balza  sulla quale si nota una freccia gialla e la scritta “facile”.

Di qui si presentano due possibilità:

a) si risale a sinistra la balza ben appigliata e si procede sulla cengia ben marcata subito al di sopra, che con alcune svolte porta sull’ampio detritico dorso sud-ovest della montagna. Continuando a zig-zag si raggiunge l’ampia vetta del Mongioia (3340 m – 4h 30′) (EE).

b) Trascurando l’indicazione, si prosegue sul sentiero principale, che taglia ancora in diagonale sul versante che sovrasta il Lago Mongioia (ometti). Si sale tra cenge detritiche e ripidi lastroni, seguendo attentamente gli ometti e labili tracce, quindi si sbuca su un dosso molto panoramico. Qui si può salire direttamente la balza sulla sinistra, che però obbliga ad uno scomodo “passo del gatto” al suo culmine (attenzione a non rimanere incastrati con lo zaino), oppure si può tornare indietro per poche decine di metri fino ad imboccare una cengia ascendente, che fa sbucare al di sopra della paretina. Si sale una seconda balza rocciosa, breve e facile, fino a sbucare in vista della croce di vetta. Da qui si può aggirare l’ultimo tratto di cresta rocciosa sulla destra, attraversando una forcella e ritrovando una cengia che raggiunge la cima, oppure aggredire direttamente la crestina rocciosa per giungere in breve sulla vetta (F+ – 4h 30′).

Il toponimo ha il significato di altura più elevata, monte coperto da pietrame; Rubren, dal latino ruber, in riferimento alla colorazione rossastra del terreno che fascia la montagna nella sua parte meno elevata. Prima ascensione nota: ten. Loreilhe nel 1823, da Maliasset (valle Ubaye).

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Cresta Est Antoroto (m. 2144) da Valdinferno

  • Località di partenza: Garessio (CN) Loc. Valdinferno
  • Quota di partenza: 1205 m
  • Dislivello: 950 m
  • Tempo di percorrenza. 6h00′ l’anello
  • Difficoltà: F

Accesso: Da Ceva si risale la Valle Tanaro fino a Garessio. Poche centinaia di metri oltre il centro abitato in direzione Ormea, si imbocca una stradina sulla destra per Valdinferno. Sotto la parrocchiale della borgata, dedicata a San Ludovico Re (eretta nel 1845), si trova un piccolo posteggio ove si lascia l’auto.

Le crestine dell’Antoroto dalla Colla Bassa

Si percorre la stradina con fondo in cemento (segnavia A27) che sale con pendenze moderate. Si imbocca il sentiero che si stacca sulla destra a circa quota 1280 (palina “Scorciatoia”) per risalire un piccolo bosco di faggio e raggiungere in breve le Case Bosso (1364 m, fontana), dove si ritrova la strada in cemento. Si prosegue sulla carrareccia per raggiungere in breve le Case Mulattieri (1418 m, 30 minuti dalla partenza, fontana) dove sulla destra parte la traccia che porterebbe in breve  al Rifugio Savona (palina scorciatoia). Si prosegue diritto, per il Passo Scaletta e Antoroto (segnavia A27) seguendo un’antica mulattiera spesso invasa dalle acque di ruscellamento. Si trascura ancora un sentiero che ripido a destra si collega al Rifugio Savona, per guadare in breve il Rio dei Fusi (1 h da Valdinferno). Dopo un tratto quasi pianeggiante si entra in un bel bosco di faggi, dove si stacca a sinistra il sentiero che scende a Trappa, mentre la nostra traccia riprende a salire con ripidi tornanti.

 

Raggiunta una prima radura, ci si innalza nel Vallonetto della Bura per pervenire ad un secondo bivio, dove lasciamo a sinistra un sentiero segnalato con un cartello per il Colle della Suria (via attrezzata con difficoltà EEA) giungendo successivamente ad un nuovo ripiano con bella vista sui gendarmi rocciosi posti a sud del Monte Grosso. Si devia a questo punto decisamente a sinistra per andare a raggiungere non senza difficoltà, a causa dei fitti arbusti, un ampio canale molto evidente, diviso a metà da un promontorio roccioso, che si risale nella parte di destra.

Il canale visto da sopra (a destra il promontorio roccioso che lo divide in due)

Si raccomanda molta attenzione alla roccia molto friabile. Raggiunta quindi la cima della struttura rocciosa che divide il canale, si procede su percorso misto rocce ed erba spostandosi all’estrema destra del nostro canale. Si seguono labili tracce, deviando piu in alto decisamente a destra per entrare in un nuovo canalino erboso piuttosto ripido. Qui la risalita alla cresta presenta due possibilità. Arrivare al sommo del canalino e con percorso molto esposto raggiungere la cresta, oppure poco sotto la cima del canale deviare a sinistra su ripido manto erboso per raggiungere un colletto e di qui successivamente recuperare la cresta est dell’Antoroto. Bellissima la vista su Ormea e l’alta Val Tanaro, sul Pizzo d’Ormea e sul Saccarello.

In cima al canale vista su Ormea

Si segue ora fedelmente la cresta con modesti saliscendi sempre piuttosto esposta ma mai troppo difficile essendo possibile comunque aggirare i tratti più impegnativi abbassandosi di qualche metro sul lato Sud, erboso ed elementare.

Si supera aggirandolo sul lato sud uno spuntone roccioso, quindi discesi ad una forcella si risale su una  sommità rocciosa da dove si ridiscende sul lato opposto su una ostica parete costituita da roccia marcia a una nuova selletta. Si aggira a destra per un stretto intaglio ed una cengia molto esposta invasa dai rododendri uno spuntone roccioso, per raggiungere la successiva forcella.

Dopo un breve tratto divertente si giunge alla base del salto finale che si puo’ attaccare direttamente sul filo (II+) oppure aggirare a destra per una cengia erbosa (Caverna-rifugio con targa C.A.I. di Ceva) risalendo quindi un breve ma ripido canale, che ci riporta sulla cresta.

Proseguendo sul pendio via via meno ripido si raggiunge la cima del Monte Antoroto (2144 m, 3h 45′).

La cima dell’Antoroto

Prima della croce di vetta, si trova una nicchia con la statuetta della Madonna di Valsorda, collocata dal CAI di Garessio nel 1956. Ogni anno, la seconda domenica di luglio, si celebra la S. Messa in occasione della “Festa della Madonnina e della Montagna”, organizzata dal CAI.

L’itinerario seguito per la cima dell’Antoroto

Ritorno: si continua sull’ampia cresta in direzione del Colletto dell’Antoroto senza pero’ raggiungerlo. Si devia a destra su una traccia prima piuttosto ripida, che successivamente con moderata pendenza, taglia l’ampio versante nord dell’Antoroto, fino a raggiungere la Colla Bassa (1846 m). Sulla sinistra si apre la testata superiore della Val Casotto, con l’ampia conca dell’Alpe di Perabruna e ben visibile la Capanna Sociale Manolino. Pieghiamo ora a destra, iniziando a scendere in direzione di un bivio presso un grosso masso tondeggiante. Si tiene quindi la destra verso il Passo Scaletta e Valdinferno (segnavia 10). Seguendo le tacche, il sentiero serpeggia in leggera discesa per raggiungere il fondo della valletta tra rododendri, erba e roccette, dove durante la salita abbiamo deviato in direzione del nostro canale. Da questo punto la discesa avviene seguendo la traccia utilizzata per la salita.

Incerto è il toponimo Antoroto, che potrebbe derivare da àntura, nome brigasco delle genziana acaulis, oppure riferirsi al velenoso aconito a fiori gialli, aconitum anthora, pianta erbacea perenne della famiglia delle Ranunculaceae che colonizza i pascoli alpini. La Valdinferno conosciuta un tempo come Valle Ombrosa, deve secondo la leggenda il nome a Napoleone Bonaparte che transitando in loco diretto verso la Colla Bassa, venne sopraffatto da una violenta bufera di neve che gli fece esclamare “Questa non è una Valle Ombrosa, ma una Valle d’Inferno!”. In realtà  il nome di Valdinferno sarebbe da ricondurre ai capricci meteorologici invernali della zona e soprattutto alle ataviche fatiche che i montanari di un tempo si trovarono ad affrontare.

 

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Glossario di Montagna

ABBARBICARE – Fissarsi saldamente in un luogo (es. baita abbarbicata al versante scosceso).

ACCIOTTOLATO – Selciato di ciotoli.

ACCORCIATOIA o SCORCIATOIA – sentiero che rende più breve il percorso.

AGO – Sottile guglia monolitica.

ALPE – Località prativa di alta montagna destinata ad ospitare le mandrie durante la transumanza estiva, dotata di stalle e di rudimentali abitazioni per i pastori.  Luogo dove si è estirpata la selva, solitamente luogo pianeggiante, prativo, adatto all’allevamento del bestiame con baite e casera.

ALPEGGIO – Pascolo estivo di alta montagna.

ALTOPIANO (anche ALTIPIANO) – Regione estesa e pianeggiante situata a un’altitudine superiore ai 300 metri s.l.m.

ALTURA – Luogo più elevato rispetto al luogo circostante, colle, monte.

ANFITEATRO – Formazione naturale riscontrabile in cima alle valli o in catene montuose che ricordano tale struttura semicircolare.

ANTICIMA – Vetta minore che fiancheggia la reale sommità della montagna. L’anticima è una vetta minore che fiancheggia la reale sommità della montagna, molto spesso è collegata alla vetta principale tramite una cresta che segue un declivio per poi risalire, questa conformazione riesce a dare maggiore visibilità all’anticima. A volte può essere separata da una profonda fenditura come si vede spesso nelle Dolomiti.

ANTRO – Caverna, grotta.

APPIGLIO – Presa rocciosa usata per le mani. Nella progressione dell’arrampicatore può essere usato poi come appoggio.

APPIGLIO ROVESCIO – Presa che si può utilizzare solo con una trazione dal basso verso l’alto.

APPIGLIO SVASATO – È una presa aggettante o sfuggente.

APPOGGIO – Asperità rocciosa ove appoggiare i piedi.

ATTACCO – Termine indicante il punto di partenza di una via.

BACINO – Depressione naturale o artificiale del terreno che ha funzione di raccolta.

BAITA – Costruzione a secco in pietra o legno, ricovero dei pastori sugli alpeggi.

BALLATOIO – Vedi Cengia.

BALMA – Roccia, sporgenza; per estensione, luogo incavato, grotta ricovero naturale.

BALZA – Luogo dirupato e scosceso; striscia di terreno pianeggiante che si affaccia su uno scoscendimento.

BASTIONATA – Parete assai larga e compatta.

BIFIDO – Diviso in due, biforcuto.

BIVACCO – Notte trascorsa all’aperto, in genere in parete o in ambiente alpinistico, con uso o meno della tenda. Indica anche, se seguito da un nome, una piccola costruzione generalmente in lamiera ad uso esclusivamente alpinistico.

CAMINO – Fessura della roccia così larga da permettere allo scalatore di salirvi all’interno.

CANALONE – Più o meno largo canale di neve o anche di roccia. Il Canalone è una formazione solitamente ripida che si forma fra due cime distinte ma appartenenti allo stesso gruppo montuoso separate l’una dall’altra dai loro proprio contrafforti, i canaloni sono spesso l’ultimo tratto di salita che conduce ad un valico di alta quota. In base alla zona, alla stagione e alla quota può essere nevoso, ghiacciato, a fondo roccioso o misto. I canaloni sono una sorta di scarico naturale delle cime circostanti, quindi nelle ora più calde sono il bersaglio del disgelo che avviene al di sopra, a volte possono cadere pietre anche di dimensioni pericolose, è meglio informarsi preventivamente sul loro stato e generalmente non affrontarli nelle ora più calde della giornata. Ampio solco di origine erosiva sul fianco della montagna o tra due pareti rocciose.

CASCATA DI GHIACCIO – Colata gelata di acqua di fusione oppure di torrente. L’alpinismo su cascata di ghiaccio ha assunto nelle ultime decadi tecniche e dignità proprie.

CATENA – Sequenza di montagne disposte con il medesimo orientamento. Lo stesso termine indica anche i cordoni metallici con i quali si attrezzano le soste dell’arrampicata sportiva.

CENGIA. La cengia è una cornice o un gradino che corre parallela al fianco di una montagna, questa caratteristica le rende molto esposte su un fianco e spesso il loro transito è facilitato dalla presenza di corde fisse o catene fissate nel lato del fianco della montagna, tipicamente sono rocciose e richiedono un passo sicuro ed assenza di vertigini anche se non sono tecnicamente difficili da supere. Alcune sono vecchie strade di guerra scavate nei fianchi delle montagne durante il primo conflitto mondiale per permettere il passaggio di uomini e materiali, possono avere uno sviluppo orizzontale o obliquo. Se una cengia è particolarmente lunga viene anche usato il termine “sentiero esposto”.

COLATOIO – Canalone meno marcato e profondo e di lunghezza ridotta.

COLLE – Rilievo di altezza intermedia tra una altura e la collina, passo, valico montano.

COLMO – Punto più alto, cima, sommità.

COLTRE – Strato di materiale che forma una copertura.

COMBA – La comba è una depressione del terreno, è una formazione geologica non sempre facilissima da individuare, spesso si formano alla confluenza del fondo di due o più canaloni, per effetto della roccia che spinge verso il basso da diversi punti distinti. Le Combe possono ospitare laghetti, nevai e,  più raramente, anche ghiacciai.

CONOIDE – Deposito sedimentario a forma di semicerchio che si trova situato allo sbocco di un corso d’acqua in una valle.

CONTRAFFORTE -Propaggine con pendii ripidi ai lati di un massiccio montuoso.

CORNICI – Sporgenze di neve plasmate dal vento sulle creste e sulle cime delle montagne innevate.

COSTOLA – Rilievo roccioso longitudinale.

COSTOLONE – Lungo dosso montano e spiovente, erboso o roccioso.

COULOIR – Termine francese. Vedi Canalone.

CREPACCIA TERMINALE – Solco più o meno profondo nel ghiaccio, tra il ghiacciaio propriamente detto e le nevi perenni dei nevai sovrastanti.

CREPACCIO – Spaccatura di dimensioni e forme assai variabili nella superficie di un ghiacciaio. Sono creati dal lento movimento e dai cambi di direzione della massa glaciale e quindi dalla sua fratturazione.

CRESTA – Linea d’incontro di due opposti versanti, può essere rocciosa, nevosa o mista.

CRINALE – Il profilo delle vette e delle creste che fa da linea di separazione tra un versante e l’altro di una catena di monti.

CRODA – Termine dolomitico per indicare una parete rocciosa.

DENTE – Punta rocciosa di differenti dimensioni che ricorda nelle forme un dente.

DEPRESSIONE – Area che si trova ad un livello inferiore delle regioni circostanti.

DIEDRO – Rientranza ad angolo formata da due pareti rocciose. Può essere stretto, ad angolo retto o aperto.

DISPLUVIO – Versante di un monte; linea di spartiacque.

DOLINA – Depressione a forma di imbuto tipica delle regioni carsiche.

DORSALE – Catena montuosa di grande lunghezza.

DOSSO – Piccola altura.

ELEVAZIONE – Luogo, punto elevato.

ERTA – salita ripida e malagevole.

ERTO – Ripido, scosceso.

FAGLIA – Frattura di un complesso roccioso con spostamento reciproco delle due parti lungo un piano verticale o inclinato.

FALDA – La parte iniziale di un pendio, di un monte.

FALESIA – Tipo di costa con pareti rocciose a picco, alte e continue.

FORCA – Valico tra due monti.

FORCELLA – Stretta apertura in una cresta o in un crinale. La forcella è un valico di montagna che separa due valli, a differenza dei termini “valico” o “passo”, la forcella solitamente indica un valico piuttosto stretto, racchiuso tra due pareti abbastanza ravvicinate e preceduto da salite piuttosto ripide. Questa definizione però risente molto anche della posizione geografica, sulle dolomiti il termine forcella è ampiamente usato, mentre in valle d’Aosta è molto più facile trovare la parola “colle”, derivazione del francese “col”, per indicare un luogo simile.

FORRA – Gola stretta e ripida dovuta ad erosione sul fondo della quale scorre un corso d’acqua.

FOSSA – Incavo naturale del terreno.

GANDA – Termine che indica, nelle Alpi Centrali, una grande distesa di sfasciumi di varia dimensione.

GIBBOSO – Gobbo, curvo.

GIOGO – Cima tondeggiante e allungata di un monte, valico montano.

GENDARME – Risalto roccioso e verticale che interrompe l’orizzontalità di una cresta.

GHIACCIAIO – Massa di ghiaccio che scorre in un solco vallivo.

GHIACCIAIO PENSILE – Ghiacciaio che termina sospeso su una bastionata rocciosa.

GHIAIONE – Distesa detritica alla basse di pareti o canaloni.

GOLA – Valle stretta e profonda con pareti assai ripide o quasi verticali.

GOULOTTE – Strettissimo canalino di ghiaccio incassato tra pareti rocciose. La goulotte è una formazione nevosa o ghiacciata che si forma in stretti camini rocciosi, in inverno o a quote dove l’innevamento è perenne, più stretta del Couloir e spesso più ripida dei canaloni, deve essere salita con tecniche di arrampicata su ghiaccio, a differenza delle cascate di ghiaccio che si formano in corrispondenza delle cascate di acqua estiva, le goulotte hanno uno sviluppo più uniforme e spesso rappresentano una via di salita “naturale” alle vette durante le ascensioni invernali.

GUGLIA – Ardita vetta dalle forme assai aguzze.

IMPLUVIO – Solco lungo il quale scorrono le acque che vi convergono scendendo dai versanti vicini.

INERPICARSI – Arrampicarsi faticosamente aiutandosi anche con le mani.

INERPICATO – Situatoin un luogo alto e scosceso.

INTAGLIO – Stretta breccia su una cresta rocciosa. Incavo per lo più a pareti dritte e parallele.

LAMA – Lastra rocciosa piatta e sottile più o meno staccata dal corpo principale della parete con dimensione e spessore variabili.

LINEA – Indica un percorso ideale di salita.

LINEA DI FRATTURA – Punto di maggior debolezza della roccia, lungo il quale è probabile che si fratturi.

LINEA NATURALE – La linea di salita suggerita dalla conformazione stessa della parete e della roccia.

MACERETO – Cumulo di detriti formatosi per la disgregazione delle rocce.

MAMMELLONE – Poggio o grande masso isolato e tondeggiante.

MARMITTA DEI GIGANTI – Escavazione concoide circolare di dimensioni e profondità variabili, prodotte dall’insistente moto vorticoso delle acque su una roccia con conseguente erosione.

MASSICCIO – Gruppo montuoso di aspetto imponente, isolato rispetto agli altri elementi tettonici che lo circondano.

MONOLITE/O – Struttura rocciosa costituita da un unico blocco isolato sui quattro lati.

MONOTIRO – Via di arrampicata costituita da un solo tiro di corda e attrezzato per l’arrampicata sportiva.

MORENA – Deposito di materiale detritico al lato del ghiacciaio, formatosi per il ritiro di questo. Accumulo di sedimenti rocciosi trasportati dai ghiacciai nel loro scorrimento a valle.

MOTTA – Roccia staccatasi da un monte.

MURO – Corta parete di solito assai compatta, liscia e verticale.

MULATTIERA – Chiamata anche con il nome di carrareccia o carrozzabile, è una versione più larga del sentiero, spesso l’ampiezza può superare i due metri questo perché in passato molte mulattiere erano percorse da carri trainati da muli o asini, frequentemente le mulattiere salgono a valichi che discendo in altre valli, questo perché sono l’eredità di vecchie vie di comunicazione. Talvolta si tende a immaginare le mulattiere generalmente meno impegnative di un sentiero, questo non è del tutto vero, una carrareccia può essere molto ripida ed avere un fondo particolarmente sconnesso esattamente come un sentiero.

NASO – Prominenza rocciosa.

NEVAIO – Bacino ricoperto di neve che può essere o meno perenne.

NICCHIA – Incavo naturale della parete.

OMETTO – Piccola costruzione di pietre ammonticchiate a secco fatta per segnalare un itinerario o in cima ad una montagna.

PALA – Termine usato per indicare una vetta la cui forma ricorda lo strumento da lavoro.

PARETE – Versante montuoso costituito da una muraglia di roccia oppure di neve e ghiaccio.

PASCOLO – Terreno coperto di erbe dove il bestiame viene portato a mangiare.

PASSO – In una catena montuosa, depressione che facilita le comunicazioni tra due versanti; valico.

PEDEMONTANO – Che è proprio di una zona ai piedi di catene o massicci montuosi.

PENDICE – Costa di un monte o di un colle.

PENDIO – Pendenza, inclinazione rispetto alla linea orizzontale.

PIANORO – Zona di terreno pianeggiante non molto vasta e situata a media altitudine.

PICCO – Cima aguzza di un monte.

PILASTRINO – Piccola struttura prominente dalla parete.

PILASTRO – Imponente e monolitica struttura rocciosa che fuoriesce dal corpo principale della montagna.

PILIER – Termine francese. Vedi Pilastro.

PINNACOLO – Vedi Guglia.

PIODA – Termine usato nelle Alpi Centrali per indicare liscia placca rocciosa.

PISTA – Traccia su nevaio o ghiacciaio.

PIZZO – Vedi Picco.

PLACCA – Tratto di parete liscio e povero di appigli con differenti gradi di inclinazione.

PLACCA DA VENTO – Vedi Placca di neve.

PLACCA DI NEVE – Settore con neve indurita dall’azione compattante del vento. Tra i più grossi pericoli per l’alpinista, può slittare su uno strato inferiore con la massima facilità.

POGGIO – Modesta altura o collina tondeggiante.

PONTE DI NEVE – Sottile formazione nevosa o glaciale a collegamento naturale tra i bordi di un crepaccio.

PRATERIA – Vasta distesa erbosa.

PROMINENTE – Che sporge notevolmente in fuori.

PROMONTORIO – Sporgenza montuosa della costa.

PUNTA – Vetta dalle forme acuminate.

RAMPA – Cengia più o meno ripidamente obliqua.

RIFUGIO – Costruzione alpina sita in località frequentata da alpinisti ed escursionisti, in genere custodita con servizio d’alberghetto.

RIGAGNOLO – Piccolo ruscello, piccolo corso d’acqua che scorre al lato delle strade quando piove.

RÌGOLA – Canalino su pendio di neve generato dalla ripetuta caduta di sassi o blocchi di ghiaccio.

RILIEVO – Lo sporgere, lo staccarsi rispetto ad una superficie, ad un piano di fondo.

RIO – Ruscello.

RISALTO – Rilievo più o meno grande che interrompe la continuità di una parete o di uno spigolo.

ROCCE ROTTE – Facili settori rocciosi di arrampicata.

ROCCETTE – Vedi Rocce rotte.

ROTABILE – Si dice di strada che può essere percorsa con veicoli a ruote.

RUSCELLO – Piccolo corso d’acqua.

SASSO INCASTRATO – Blocco di roccia di dimensioni variabili incuneato in una fessura. Se vi si passa attorno un cordino o una fettuccia può essere usato come protezione o ancoraggio.

SCAGLIA – Vedi Lama.

SCARPATA – Superficie molto inclinata di un terreno.

SCOSCENDIMENTO – Crollo; frana di masse rocciose.

SCOSCESO – Dirupato, ripido, erto.

SELCIATO – Pavimentazione costituita da selci o da altre pietre dure usata per strade, piazze, cortili, ecc.

SELLA – Valico montano ampio e poco profondo.

SENTIERO – Comodo tracciato, in genere segnalato. Inevitabile non cominciare da lui, il sentiero è una traccia ben visibile che si può snodare per i boschi, sui pascoli o fra le rocce, il fondo può essere ben battuto o sconnesso, gradinato o in pendenza continua, ma la sua caratteristica principale, che lo distingue dalla mulattiera è la sua larghezza , che solitamente non va oltre il metro.

SENTIERO ESPOSTO E AEREO – Un sentiero si dice esposto quando su un suo lato si trova un pendio molto scosceso o addirittura verticale, spesso si usa anche il termine “cengia” che però fa riferimento a un tratto breve, un piccolo balconcino usato come punto di sosta durante un’arrampicata. Si usa invece il termine arero quando un sentiero si porta su una cresta dove entrambi i lati sono ripidi o a strapiombo. Aereo o esposto sono aggettivi utilizzati anche per descrivere un singolo passaggio di un sentiero.

SERACCATA – Imponente formazione glaciale che risulta dall’associazione di seracchi e crepacci formati dal cambio di pendenza in un ghiacciaio. Assai instabile, quindi estremamente pericolosa.

SERACCO – Risalto, torre o pinnacolo di ghiaccio, di forme e dimensioni assai variabili.

SFASCIUMI – Ammassi di detrito roccioso fine.

SOTTOGRUPPO – Massiccio montuoso di minore importanza con proprie peculiarità, all’interno di un gruppo, vedi.

SPERONE – Rilievo che si stacca dal corpo della montagna. Simile al Pilastro (vedi), ma meno definito.

SPIAZZO – Spazio libero e piano di una certa ampiezza.

SPIGOLO – È la prua determinata dall’incontro di due pareti rocciose.

STERRATO – Strada sterrata con fondo in terra battuta.

STRAPIOMBO – Tratto di parete rocciosa o glaciale al di là della verticale.

SVASATO – Appiglio, camino o fessura dai bordi sfuggenti e non netti.

SVASATURA – Concavità nella parete.

TERRAZZA – Tratto pianeggiante anche di ampie dimensioni che interrompe la verticalità della montagna.

TESTATA – Porzione terminale di una valle comprendente le montagne che la delimitano.

TETTO – Strapiombo molto accentuato, a volte orizzontale come un soffitto.

TORRE – Slanciato blocco roccioso dalla forma non acuminata, di dimensioni variabili.

TORRIONE – Roccia scoscesa e isolata.

TRACCIA – Sentiero poco marcato. Oppure inteso come Pista, vedi.

TRATTURO – Strada o sentiero erboso, segnato dal passaggio di greggi.

VALICO: Varco, luogo per il quale si passa; depressione di una cresta montuosa attraverso la quale si può passare da una parte all’altra.

VALLATA: Valle ampia ed aperta.

VEDRETTA – Le vedrette sono dei piccoli ghiacciai che si formano all’interno dei canaloni o sui pendii più ripidi delle montagne. Molte vedrette a causa delle loro piccole dimensioni sono a carattere stagionale e si formano solo durante la stagione invernale, altre invece, o per maggiore estensione o per una favorevole posizione più ombreggiata resistono per tutta l’estate. Spesso le vedrette, a causa della loro naturale conformazione sono lo scarico naturale dei detriti che cadono dall’alto quindi vanno affrontate con attenzione e sempre muniti di casco, un buon indizio per valutare quanto una vedretta può essere esposta agli scarichi di detriti è osservare la sua parte terminale, se la neve è pulita e sgombra da detriti la situazione è positiva, altrimenti se la base della vedretta e piena di sassi significa che gli scarichi sono frequenti, in questo caso la sua risalita va affrontata solo nelle prime ore del mattino, dove la bassa temperature favorisce la tenuta dei detriti.

VERGLAS – Termine francese. Vedi Vetrato.

VERSANTE – Uno dei lati che costituiscono la montagna, direttamente identificabile con il punto cardinale verso cui è rivolto. Ciascuno dei fianchi di un monte o di una catena montuosa rispetto alla linea di displuvio.

VETRATO – Sottile strato di ghiaccio di fusione che copre le rocce in presenza di basse temperature. Da salire con i ramponi.

VETTA – Parte superiore, estrema, cima, sommità.

VIA FERRATA – Itinerario dotato di attrezzatura fissa in metallo per rendere possibile una salita turistica là dove si potrebbe salire solo con tecniche alpinistiche. La proliferazione di tali itinerari è stata recentemente contestata allo scopo di difendere il naturale ambiente della montagna.

VIOTTOLO – Strada stretta e serpeggiante di campagna o montagna appena tracciata.

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Le raccomandazioni del Club Alpino Italiano per la ripresa delle attività in montagna

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La storia di Apa Sherpa (2018, 14 min) – Banff Mountain Film Festival

“La storia di Apa Sherpa” è un cortometraggio del regista canadese Eric Crosland. Siamo nella regione del Khumbu in Nepal, alle pendici del Monte Everest. Il protagonista racconta la sua storia, che è quella di un bambino costretto a lasciare la scuola per lavorare a 12 anni come portatore, in seguito alla morte del padre. Dopo aver salito l’Everest per ben 21 volte, Apa Sherpa è ora impegnato a garantire con la sua fondazione una istruzione e un futuro migliore ai giovani e alla gente della sua Regione.

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Becca di Nona (m. 3142) da Pila (arrivo seggiovia Pila-Chamolè)

  • Località di partenza: Pila (arrivo seggiovia Pila-Chamolè)
  • Quota di partenza: 2309 m
  • Dislivello:  m 1350
  • Tempo di percorrenza: 6 h 30′ (a/r)
  • Difficoltà: E

Accesso stradale: Dall’uscita autostradale di Aosta, si seguono le indicazioni per Pila, attraversando il fiume Dora a Pont Suaz, quindi superato Charvensod si risale la Strada Regionale 18 fino al grande posteggio sulla sinistra prima del centro turistico, da dove parte la seggiovia che raggiunge il lago di Chamolè.

Itinerario: Utilizzando la seggiovia si arriva a quota 2309 m., a pochi minuti dal Lago di Chamolè (m. 2325). Lo si costeggia per un breve tratto, fino alle paline segnavia poste all’inizio della sponda nord quindi, seguendo le indicazioni per Comboè, si trascura a destra il sentiero che conduce al Colle Chamolè (e successivamente al Rifugio Arbolle), per risalire il crinale del Col Replan. Al successivo bivio si prende a sinistra, per giungere al colle, dove si intercetta a destra, prima un sentiero proveniente da Punta Replan quindi sempre a destra, una traccia molto ripida (poco evidente) che scende direttamente a Comboè. Proseguiamo  invece diritto, per giungere al bel pianoro di Col Fenetre, dove sulla destra si stacca il sentiero che scende nel bosco, che perdendo in breve 450 metri, raggiunge nel vallone di Comboè l’omonimo alpeggio. Lasciati i fabbricati dell’alpeggio, si risale il fondo del vallone (sentiero 14 – 16) fino ad un bivio. Si svolta a sinistra, superando il torrente su un ponticello in legno, lasciando diritto davanti a noi il sentiero che prosegue in direzione della bastionata rocciosa, su cui si trova il rifugio Arbolle (m. 2500).

Il nostro sentiero prende quota rapidamente nella fascia boschiva fino a Pian Valé (letto di antico ghiacciaio), dove prosegue sempre molto evidente, fino alle pendici detritiche della Becca di Nona. Si raggiunge quindi un bivio, nei pressi di un grosso masso (m. 2550), dove a sinistra parte l’itinerario della normale che conduce alla Becca di Nona (sentiero 16). Si inizia a salire con numerosi tornanti che guadagnano rapidamente quota, toccando più in alto una zona appena più impegnativa, costituita da roccette e materiale detritico instabile. Poco sotto la cima, si incrocia una traccia evidente che sale dal Col Carrel, che è possibile utilizzare per la discesa volendo fare un giro ad anello. Da qui, in breve tempo su buon sentiero, si raggiunge la grande statua della Vergine posta nei pressi della cima (m.3142). L’opera con basamento in ghisa, voluta dal CAI di Aosta e trasportata a dorso di mulo, venne inaugurata il 12 settembre 1892.

In cima alla Becca di Nona

L’autore della prima ascensione conosciuta è l’ing. Casalegno dello Stato Maggiore dell’Esercito nell’anno 1832.

Discesa: In alternativa alla discesa sull’itinerario percorso per l’ascesa, è possibile ripercorrere a ritroso il sentiero di salita fino alla traccia molto ripida che a sinistra (sulla cresta sud) scende al Colle Carrel (e al Bivacco Zullo), quindi su sentiero meno ripido ricavato nell’ampio canale, si raggiunge il bivio a quota m. 2550 dove si unisce alla normale di salita.

Toponomastica. Sono senza dubbio di più antica denominazione le vette che indicano le ore per i paesi a nord di essi: così la “Becca di Nona” è così chiamata perchè gli abitanti di Aosta quando vedevano passare il sole sulla sua sagoma sapevano che erano le tre del pomeriggio, la nona ora canonica romana (il conteggio partiva alle sei del mattino).

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