Cresta Est Antoroto (m. 2144) da Valdinferno

  • Località di partenza: Garessio (CN) Loc. Valdinferno
  • Quota di partenza: 1205 m
  • Dislivello: 950 m
  • Tempo di percorrenza. 6h00′ l’anello
  • Difficoltà: F

Accesso: Da Ceva si risale la Valle Tanaro fino a Garessio. Poche centinaia di metri oltre il centro abitato in direzione Ormea, si imbocca una stradina sulla destra per Valdinferno. Sotto la parrocchiale della borgata, dedicata a San Ludovico Re (eretta nel 1845), si trova un piccolo posteggio ove si lascia l’auto.

Le crestine dell’Antoroto dalla Colla Bassa

Si percorre la stradina con fondo in cemento (segnavia A27) che sale con pendenze moderate. Si imbocca il sentiero che si stacca sulla destra a circa quota 1280 (palina “Scorciatoia”) per risalire un piccolo bosco di faggio e raggiungere in breve le Case Bosso (1364 m, fontana), dove si ritrova la strada in cemento. Si prosegue sulla carrareccia per raggiungere in breve le Case Mulattieri (1418 m, 30 minuti dalla partenza, fontana) dove sulla destra parte la traccia che porterebbe in breve  al Rifugio Savona (palina scorciatoia). Si prosegue diritto, per il Passo Scaletta e Antoroto (segnavia A27) seguendo un’antica mulattiera spesso invasa dalle acque di ruscellamento. Si trascura ancora un sentiero che ripido a destra si collega al Rifugio Savona, per guadare in breve il Rio dei Fusi (1 h da Valdinferno). Dopo un tratto quasi pianeggiante si entra in un bel bosco di faggi, dove si stacca a sinistra il sentiero che scende a Trappa, mentre la nostra traccia riprende a salire con ripidi tornanti.

 

Raggiunta una prima radura, ci si innalza nel Vallonetto della Bura per pervenire ad un secondo bivio, dove lasciamo a sinistra un sentiero segnalato con un cartello per il Colle della Suria (via attrezzata con difficoltà EEA) giungendo successivamente ad un nuovo ripiano con bella vista sui gendarmi rocciosi posti a sud del Monte Grosso. Si devia a questo punto decisamente a sinistra per andare a raggiungere non senza difficoltà, a causa dei fitti arbusti, un ampio canale molto evidente, diviso a metà da un promontorio roccioso, che si risale nella parte di destra.

Il canale visto da sopra (a destra il promontorio roccioso che lo divide in due)

Si raccomanda molta attenzione alla roccia molto friabile. Raggiunta quindi la cima della struttura rocciosa che divide il canale, si procede su percorso misto rocce ed erba spostandosi all’estrema destra del nostro canale. Si seguono labili tracce, deviando piu in alto decisamente a destra per entrare in un nuovo canalino erboso piuttosto ripido. Qui la risalita alla cresta presenta due possibilità. Arrivare al sommo del canalino e con percorso molto esposto raggiungere la cresta, oppure poco sotto la cima del canale deviare a sinistra su ripido manto erboso per raggiungere un colletto e di qui successivamente recuperare la cresta est dell’Antoroto. Bellissima la vista su Ormea e l’alta Val Tanaro, sul Pizzo d’Ormea e sul Saccarello.

In cima al canale vista su Ormea

Si segue ora fedelmente la cresta con modesti saliscendi sempre piuttosto esposta ma mai troppo difficile essendo possibile comunque aggirare i tratti più impegnativi abbassandosi di qualche metro sul lato Sud, erboso ed elementare.

Si supera aggirandolo sul lato sud uno spuntone roccioso, quindi discesi ad una forcella si risale su una  sommità rocciosa da dove si ridiscende sul lato opposto su una ostica parete costituita da roccia marcia a una nuova selletta. Si aggira a destra per un stretto intaglio ed una cengia molto esposta invasa dai rododendri uno spuntone roccioso, per raggiungere la successiva forcella.

Dopo un breve tratto divertente si giunge alla base del salto finale che si puo’ attaccare direttamente sul filo (II+) oppure aggirare a destra per una cengia erbosa (Caverna-rifugio con targa C.A.I. di Ceva) risalendo quindi un breve ma ripido canale, che ci riporta sulla cresta.

Proseguendo sul pendio via via meno ripido si raggiunge la cima del Monte Antoroto (2144 m, 3h 45′).

La cima dell’Antoroto

Prima della croce di vetta, si trova una nicchia con la statuetta della Madonna di Valsorda, collocata dal CAI di Garessio nel 1956. Ogni anno, la seconda domenica di luglio, si celebra la S. Messa in occasione della “Festa della Madonnina e della Montagna”, organizzata dal CAI.

L’itinerario seguito per la cima dell’Antoroto

Ritorno: si continua sull’ampia cresta in direzione del Colletto dell’Antoroto senza pero’ raggiungerlo. Si devia a destra su una traccia prima piuttosto ripida, che successivamente con moderata pendenza, taglia l’ampio versante nord dell’Antoroto, fino a raggiungere la Colla Bassa (1846 m). Sulla sinistra si apre la testata superiore della Val Casotto, con l’ampia conca dell’Alpe di Perabruna e ben visibile la Capanna Sociale Manolino. Pieghiamo ora a destra, iniziando a scendere in direzione di un bivio presso un grosso masso tondeggiante. Si tiene quindi la destra verso il Passo Scaletta e Valdinferno (segnavia 10). Seguendo le tacche, il sentiero serpeggia in leggera discesa per raggiungere il fondo della valletta tra rododendri, erba e roccette, dove durante la salita abbiamo deviato in direzione del nostro canale. Da questo punto la discesa avviene seguendo la traccia utilizzata per la salita.

Incerto è il toponimo Antoroto, che potrebbe derivare da àntura, nome brigasco delle genziana acaulis, oppure riferirsi al velenoso aconito a fiori gialli, aconitum anthora, pianta erbacea perenne della famiglia delle Ranunculaceae che colonizza i pascoli alpini. La Valdinferno conosciuta un tempo come Valle Ombrosa, deve secondo la leggenda il nome a Napoleone Bonaparte che transitando in loco diretto verso la Colla Bassa, venne sopraffatto da una violenta bufera di neve che gli fece esclamare “Questa non è una Valle Ombrosa, ma una Valle d’Inferno!”. In realtà  il nome di Valdinferno sarebbe da ricondurre ai capricci meteorologici invernali della zona e soprattutto alle ataviche fatiche che i montanari di un tempo si trovarono ad affrontare.

 

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